Saturday, April 25, 2026

 

25 aprile 2026 - 81° Liberazione.


Dopo il discorso del Sindaco Claudio Ruggeri

 

(Sofia)

 

GENONI LUIGI brigata "Alfredo di Dio" –

Giustizia e Libertà

Luigi, fu arrestato l'antivigilia di Natale del 1944, con Mario Meraviglia e Orazio Peretti a causa di una soffiata.

Furono portati prima a Parabiago (brigata Muti), dove vennero torturati, poi nelle carceri di Legnano e infine a San Vittore, dove incontrarono Riccardo Zerba, partigiano di Villa Cortese, anche lui recluso. Furono picchiati duramente dai fascisti per cercare di carpire informazioni sul movimento antifascista della zona. Dopo 45 giorni furono rilasciati senza aver ottenuto nessuna notizia. A Liberazione avvenuta, quando vennero catturati a Parabiago gli autori delle torture, Luigi si rifiutò di vendicarsi personalmente, ma preferì che fossero processati: i torturatori furono condannati a 16 anni di carcere. Uno di questi, era di Firenze quando uscì dalla prigione per continuare ad esercitare la professione di medico, chiese a Luigi e agli altri seviziati il perdono, che gli fu concesso. Così racconta il figlio Aldo: "Non conosco molto delle attività di mio padre durante la Resistenza, le poche cose che so le ho sentite nel suo negozio di barbiere, quando ne parlava con gli amici. La sua famiglia si occupava di nascondere e curare i feriti che venivano portati dalla Val d'Ossola. Con la famiglia di Pino Croci erano i punti di riferimento sicuri. Con orgoglio posso affermare che mio padre Luigi fu un antifascista sin dagli anni ’30.”

La sezione ANPI “25 aprile” consegna ai familiari di Luigi la

TESSERA AD HONOREM

 

 

Buongiorno a tutti i presenti, cittadine e cittadini, autorità, rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni, delle scuole. Oggi ci ritroviamo insieme per celebrare il 25 aprile, 81^ Festa della Liberazione. Una data importante della nostra Repubblica, un momento in cui la memoria si fa responsabilità collettiva. Il 25 aprile è prima di tutto la scelta di un popolo che decise di rialzarsi, di riconquistare la propria dignità, di tornare libero.

 (Alessandro)

Il 25 aprile 1945 terminò in Italia la Seconda guerra mondiale grazie all'insurrezione popolare e alle formazioni partigiane, con il fondamentale supporto degli Alleati. Anche a San Giorgio su Legnano e paesi limitrofi si festeggiò questo lieto evento, atteso da anni. Ripercorriamo gli avvenimenti degli ultimi mesi di guerra. Nell'inverno 1944 a Legnano e dintorni, la Resistenza diventò un fatto unitario di massa: si pregustava la fine di un incubo, la cittadinanza era pronta. In montagna i partigiani si organizzarono sempre più, tanto che ad un proclama del generale Alexander, risposero: "...noi restiamo al nostro posto. I piani non cambiano". Incominciarono i sabotaggi alle linee ferroviarie: sulla Milano Varese presso Castellanza e a Rescaldina sulla Nord. 

(Francesco)

A mezzogiorno del 24 aprile recapitarono un preallarme ad un gruppo di partigiani della "Carroccio", riuniti in casa di Don Carlo Riva, all'oratorio San Domenico. I comandanti si consultarono: "Ormai siamo pronti, non ci si ferma più". Fu così che, con un giorno di anticipo rispetto alle altre città della provincia di Milano, iniziò l'insurrezione armata delle formazioni partigiane legnanesi appartenenti alla 101^ e 182^Brigata Garibaldi e alla Brigata Carroccio della Divisione Alfredo di Dio.

(Gabriel)

Alla sera del 24 aprile venne sferrato l'attacco, quasi contemporaneamente, al Comando tedesco dislocato tra Parabiago e Canegrate e alla caserma di via Cadorna. La reazione dei tedeschi fu rabbiosa, ma gli insorti non mollarono. All'alba del 25 aprile i presidi fascisti in città furono attaccati con l'appoggio della popolazione e di rinforzi partigiani arrivati dalla caserma della Canazza. Alle 10 si tentò di penetrare con le armi in pugno a Palazzo Malinverni, dove aveva sede l'ufficio di Pubblica Sicurezza, che venne conquistato. Grazie ai partigiani che ci hanno liberato.

 

Alla Resistenza parteciparono donne e uomini, giovani e anziani, militari e civili, operai, contadini, intellettuali. Persone diverse per storia e idee, ma unite da un obiettivo comune: porre fine alla dittatura fascista e costruire un Paese fondato sulla libertà, sulla giustizia, sulla democrazia, sulla pace. Vi furono giovani che, per non aderire alla Repubblica di Salò, passarono con le formazioni partigiane, altri che fecero parte del C.L.N.: tutti rischiarono nel caso fossero stati scoperti di subire maltrattamenti o di essere imprigionati. Non dimentichiamo i partigiani all’estero, i prigionieri degli alleati, gli IMI internati nei campi di lavoro in Germania. A Mauthausen gli ultimi sopravvissuti, dopo essere stati liberati, fecero un giuramento.

 (Giorgio)

IL GIURAMENTO DI MAUTHAUSEN

«Si aprono le porte di uno dei campi peggiori e più insanguinati: quello di Mauthausen. Stiamo per ritornare nei nostri paesi liberati dal fascismo, sparsi in tutte le direzioni. I detenuti liberi, ancora ieri minacciati di morte dalle mani dei boia della bestia nazista, ringraziano dal più profondo del loro cuore per l’avvenuta liberazione le vittoriose nazioni alleate, e salutano tutti i popoli con il grido della libertà riconquistata. La permanenza nel campo ha rafforzato in noi la consapevolezza del valore della fratellanza tra i popoli. «Fedeli a questi ideali giuriamo di continuare a combattere, solidali e uniti, contro l’imperialismo e contro l’istigazione tra i popoli. Così come con gli sforzi comuni di tutti i popoli il mondo ha saputo liberarsi dalla minaccia della prepotenza hitleriana, dobbiamo considerare la libertà conseguita con la lotta come un bene comune di tutti i popoli. La pace e la libertà sono garanti della felicità dei popoli, e la ricostruzione del mondo su nuove basi di giustizia sociale e nazionale è la sola via per la collaborazione pacifica tra stati e popoli. «Nel ricordo del sangue versato, nel ricordo dei milioni di fratelli assassinati dal nazifascismo, giuriamo di non abbandonare mai questa strada. Vogliamo erigere il più bel monumento che si possa dedicare ai soldati caduti per la libertà sulle basi sicure della comunità internazionale: il mondo degli uomini liberi! «Ci rivolgiamo al mondo intero, gridando: aiutateci in questa opera! «Evviva la solidarietà internazionale! «Evviva la libertà!»

La libertà non è mai definitiva. È una conquista quotidiana. La Libertà è come l’aria ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare. 

 (Luca)

La libertà di Maria Ruggi
La libertà è un dono prezioso,
risplende nel cammino virtuoso
delle idee che volano senza confini
tra le donne, le terre e i bambini.

La libertà è uno zampillo di speranza,
la fiducia nel domani che avanza,
dove ciascuno ha voce per parlare,
dove ognuno è libero di partecipare.

La libertà è nel rispetto delle opinioni,
nei sogni degli uomini di tutte le nazioni.
È nel cerchio limpido della luce
che i fili dell’umanità insieme cuce.

(Emma)

 Viva la libertà

di Gianni Rodari

Viva la primavera
che viaggia liberamente
di frontiera in frontiera
senza passaporto,
con un seguito di primule,
mughetti e ciclamini
che attraversando i confini
cambiano nome come
passeggeri clandestini.
Tutti i fiori del mondo son fratelli.

 

È dalla lotta partigiana nasce la nostra Costituzione. Una Costituzione antifascista, che non è solo un insieme di regole, ma un progetto di società. Un patto tra cittadini che afferma il valore della persona, il rifiuto della violenza e della sopraffazione, la centralità dei diritti e dei doveri. Una costituzione scritta dagli italiani, senza le imposizioni di chi aveva vinto la guerra, e grazie al sacrificio dei partigiani e dei tanti che li hanno aiutati.

  

La Costituzione è come un albero

(Gabriel)

La Costituzione è come un albero

Che ha vissuto tante stagioni

I suoi fiori sono sempre freschi

E donano tante emozioni

(Michele)

Sono regole per stare insieme

Con Uguaglianza e Dignità

Da ogni fiore nasce un seme

Per la nostra Libertà

 

(Giulio)

È un albero che ha una storia

Bella come una poesia

Da ricordare a memoria

Ovunque tu sia

 

Come ANPI, sentiamo il dovere non solo di custodire questa memoria, ma di renderla viva e attuale. Perché il rischio più grande, oggi, non è solo il ritorno di ideologie che pensavamo sconfitte, ma l’indifferenza, l’erosione lenta dei valori democratici, il venir meno della partecipazione, la perdita del senso critico. Ricordare la Resistenza significa interrogarsi sul presente: sulle disuguaglianze che ancora attraversano la nostra società, sulle nuove forme di esclusione, sulle parole d’odio che riemergono, sui diritti che vanno difesi e ampliati. Significa anche educare le nuove generazioni, significa trasmettere non solo i fatti, ma il senso profondo di quella scelta: stare dalla parte della libertà, sempre. Anche quando è difficile, anche quando comporta responsabilità. In un tempo in cui tutto sembra veloce e fragile, il 25 aprile ci richiama a ciò che resta essenziale: la dignità umana, la solidarietà, la pace. Ma proprio per questo non possiamo permetterci il lusso dell’ipocrisia. Mentre celebriamo la Liberazione, nel mondo la guerra è viva, concreta, feroce. Ci sono popoli che oggi vivono ciò che l’Italia ha conosciuto più di ottant’anni fa: bombe, distruzione, paura. Morte dei più fragili. E davanti a questo non basta commuoversi. Non basta dire “mai più” se poi si accetta, si giustifica o si ignora. Il disordine internazionale, le guerre in corso, non sono fatalità: sono responsabilità. Di chi le combatte, di chi le alimenta, e anche di chi sceglie di voltarsi dall’altra parte. Il tema della Pace è sempre al primo posto nelle nuove generazioni.

(Mattia)

La Pace che vorrei va oltre il silenzio delle armi.

Spesso, quando si parla di pace, sembra di discutere di un concetto astratto, una parola che sta bene ovunque ma non pesa nulla. Io, però, la pace non la vedo più come l’assenza di guerra nei libri di storia. La vedo come una necessità urgente, una condizione di esistenza che stiamo rischiando di perdere. La pace che vorrei quindi non è semplicemente il silenzio dei cannoni. La pace che immagino io è attiva, non è sedersi e aspettare che nessuno attacchi nessuno. Per me, pace significa vivere in un mondo dove il futuro non sia visto come una minaccia costante. Significa una società dove il posto in cui nasci non decida a priori dove puoi arrivare. Significa la capacità di litigare, discutere e avere idee proprie e opposte senza che questo sfoci nell'odio. La pace che vorrei parte da un cambio di priorità. È un’utopia chiedere di investire più sui giovani che in un missile o è pura logica di sopravvivenza? La pace che vorrei è quella che si respira nelle nostre città: dove non devi aver paura della diversità, dove il "diverso" è solo un’altra sfumatura della realtà e non un bersaglio. È una pace che combatte l'indifferenza, perché credo che il vero nemico non sia solo chi preme un grilletto, ma chi si volta dall’altra parte davanti a una richiesta di aiuto. Io non posso fermare i conflitti globali ma posso pretendere e impegnarmi quotidianamente per costruire una pace che sia coerenza. Coerenza tra le parole che usiamo e i gesti che compiamo. Vorrei una pace che non sia un intervallo tra due guerre, ma uno stile di vita permanente: quello di chi ha capito che siamo tutti sulla stessa barca e che danneggiare quella dell'altro non farà galleggiare meglio la nostra. 


Ci siamo domandati: può esistere al mondo un luogo dove possono convivere famiglie di nazionalità e religione diversa, dove arabi e palestinesi vivono in pace?

(Vittoria)

“Nell’ottobre 2025 la nostra scuola Gianni Rodari ha inaugurato la "panchina della pace”, con il gemellaggio con la scuola Wahat al-Salam – Neve Shalom, situata in Israele. Nel villaggio, ha spiegato Giulia Ceccutti, referente italiana, convivono ebrei e palestinesi in pace e sono tutti aperti a conoscere la cultura dell’altro. Non esistono luoghi di culto separati, ma un unico spazio di raccoglimento, aperto a tutti, dove ogni fede può essere vissuta in silenzio, come gesto di rispetto e spiritualità condivisa. 

(Sara)

L’esperienza di Wahat al-Salam non si ferma ai bambini: nel villaggio è attiva anche una Scuola per la Pace dedicata agli adulti, per promuovere il dialogo tra culture e religioni. In queste scuole si uniscono due culture: dalla lingua alle festività, perché si celebrano quelle ebraiche, arabe e cristiane. Si spiega ai bambini il significato di ciascuna. Serve a far capire che le persone vanno conosciute come persone, senza differenze.

(Silvia)

Il villaggio si trova in Israele e accoglie famiglie arabe ed ebree che scelgono consapevolmente di vivere insieme, condividendo ogni giorno valori di rispetto e ascolto e convivenza. Proprio lì crescono insieme i propri figli, condividendo insegnamenti, lingua e valori comuni. Un esempio concreto di rispetto reciproco: un villaggio dove la pace si costruisce ogni giorno.”

 

(Cecilia)

UNA PIUMA BIANCA

una piuma ho trovato:

chissà quanto avrai viaggiato?

avrai visto fiumi e terre

case, strade, anche guerre.
ma tu non ti sei sporcata

tu sei bianca e delicata

sembri quasi sussurrare:

“tu non smetter di sognare un domani senza guerra

che sia pace sulla terra”

di Francesca Terzi


Sono 56 i conflitti in questo momento nel mondo, dopo l’Ucraina e Gaza la guerra ha toccato pesantemente anche il Libano e l’Iran. Shirin Eghbal, nata e cresciuta a Teheran, laureata in Arte, ora pittrice, cittadina italiana da 24 anni, ha scritto questa implorazione.

 (Chiara)

Agli italiani, e a chi oggi governa, capisco la vostra rabbia.  

Capisco il peso del caro energia, del carburante che aumenta, di una guerra che sembra lontana ma entra ogni giorno nelle vostre vite.  

Ma questa guerra…  non è solo numeri, non è solo prezzi.  

È il mio paese.  

Una terra antica che sta venendo distrutta.  

Non esiste nessuna giustificazione per colpire ospedali, scuole, università, ponti, siti storici, e infrastrutture che tengono in vita un popolo.  

Questa non è difesa.  

Questa è distruzione.  

E quello che fa più male è il silenzio.  

Non vedo leader europei davvero impegnati a fermare questa guerra.  

Ogni giorno sentiamo minacce, tensioni, escalation… ma dov’è la volontà di pace?  

(Clio)

E mentre si cercano soluzioni energetiche rivolgendosi ad altri paesi, anche loro segnati da dittature, la pace sembra sempre più lontana.  

Io non vi chiedo di scegliere una parte politica.  

Vi chiedo di scegliere l’umanità.  

Perché nessun costo dell’energia vale quanto una vita umana.  

E nessuna guerra senza giustificazione dovrebbe essere accettata in silenzio.  

Guardate davvero cosa sta succedendo.  

Ascoltate chi sta perdendo tutto.  

E chiedete pace.  

Con forza.  

Prima che sia troppo tardi.

 

  

Il 25 aprile non è una celebrazione neutrale. È una linea di confine. Da una parte c’è chi difende la pace, la libertà, la dignità umana. Dall’altra c’è chi le calpesta, con le armi, con il silenzio, con l’indifferenza. E allora la domanda è semplice, e non ammette ambiguità: da che parte stiamo? Per questo oggi non celebriamo solo il passato. Rinnoviamo un impegno. Un impegno che si esprime anche nelle scelte democratiche del presente, nel difendere la dignità umana, la solidarietà, la pace. Un impegno a essere cittadini consapevoli. A difendere la democrazia. A non dimenticare. Perché senza memoria non c’è futuro. In questo senso, la vittoria del “NO” al referendum sulla giustizia rappresenta un segnale importante di partecipazione e di validità democratica: la conferma che i cittadini, soprattutto i più giovani. vogliono essere protagonisti, consapevoli del valore delle istituzioni e della complessità delle riforme. E mentre ricordiamo questo percorso, guardiamo anche a un traguardo significativo: gli ottant’anni della Repubblica italiana, un’occasione che ci richiama ancora una volta al dovere di custodire e rinnovare ogni giorno i valori su cui è fondata.

                                                          

 (Elettra)

La storia del voto femminile, in Italia e non solo, è un autentico percorso ad ostacoli, lastricato da secoli di pregiudizi, repressioni, violenze e ingiustizie. In breve, il vero grande problema è stato il riconoscimento dell’uguaglianza tra uomini e donne, da sempre considerate inferiori, fisicamente e intellettualmente, esseri privi di moralità e di capacità di discernimento, tanto da dover essere sottoposte alla tutela maschile. In Italia ci arriviamo tardi: è il mese di febbraio del 1945, quando con il Decreto Luogotenenziale n. 23 viene garantito il suffragio universale, grazie a cui tutti i cittadini italiani maggiorenni avrebbero potuto votare. Due sono gli appuntamenti che attendono le donne: le amministrative del 1946 e, sempre in quell’anno, il referendum per la scelta tra monarchia e repubblica e, contemporaneamente, l’elezione dei membri dell’Assemblea Costituente. Gli uomini e le donne che sono andati comporre l’Assemblea appartenevano a tutti i partiti, avevano idee diverse tra di loro ma un unico intento: non solo far ripartire il nostro Paese dopo un ventennio di dittatura e una guerra mondiale, ma anche scrivere la Costituzione, avevano cioè il compito di stabilire i valori e le regole per tutti i cittadini italiani. Vi sto raccontando fatti che tutti ben conoscete perché da non molto siamo stati chiamati ad esprimere la nostra opinione non semplicemente su una riforma della giustizia, ma, a cascata, anche sulla modifica di ben 7 articoli della Costituzione. Che problema c’è? potrebbe chiedersi qualcuno…abbiamo l’articolo 138 che ci dice che la Costituzione può essere modificata, perché non è una fotografia ma un’immagine in continuo movimento. Queste modifiche, tuttavia, non possono essere decise unilateralmente ma devono essere condivise, così come lo è stato ogni articolo della Costituzione. Voglio insistere su un dato di questo referendum: a votare per mantenere la Costituzione così com’è siamo stati soprattutto noi giovani, qualcuno anche al suo primo voto, stati noi, nipoti e pronipoti dei padri e delle madri costituenti a volere fermante il mantenimento della nostra carta costituzionale, così come era stata pensata e voluta. La Costituzione non è semplicemente un elenco di diritti e doveri, ma è anche e soprattutto il desiderio di un Paese più giusto, in cui siamo liberi di poter pensare, esprimerci e crescere tutti con uguali opportunità. Ricordiamoci che proprio il principio di libertà che anima la nostra Costituzione è stato conquistato con il sacrificio di uomini e donne durante la Resistenza, la nostra Carta Costituente è l’insegnamento che resta di una generazione che ha resistito e combattuto per difendere anche la mia libertà. Grazie a tutti i padri e le madri costituenti.

Viva il 25 aprile, viva la Resistenza, viva la Costituzione.

 

LA PREGHIERA DEL PARTIGIANO 

SIGNORE FACCI LIBERI

Signore,

che fra gli uomini drizzasti la TUA croce

segno di contraddizione,

che predicasti giustizia e carità

e soffristi per la perfidia dei dominanti

e la sordità inerte della massa,
a noi oppressi da un giogo e crudele,

che in noi e prima di noi ha calpestato TE,

fonte di libere vite,

dà la forza della ribellione.

DIO che sei Verità e Libertà, facci liberi,

sorreggi il nostro proposito,

tendi la nostra volontà,

moltiplica le nostre forze,

vestici della TUA armatura.
Noi ti preghiamo, Signore.
Tu che fosti respinto, tradito,

perseguitato, crocefisso,

nell’ora delle tenebre ci sostenti la TUA vittoria:

sii nell'indigenza viatico, nel pericolo sostegno,

conforto nell'amarezza.

Nella tortura serra le nostre labbra.
Se cadremo, fa’ che il nostro sangue si unisca

al TUO innocente e a quello dei nostri Morti

ed accresca nel mondo giustizia e carità.

TU che dicesti: "Io sono la resurrezione e la vita"

rendi nel dolore all'Italia

una vita generosa e severa.

Veglia TU sulle nostre famiglie.

Sui monti ventosi e nelle catacombe delle città,

dal fondo delle prigioni,

noi Ti preghiamo:

sia in noi la pace che Tu solo sai dare.
Dio della pace e degli eserciti,

Signore che porti la spada e la gioia,

ascolta la preghiera di noi ribelli per amore.

Amen.

di TERESIO OLIVELLI, classe 1916, comandante di Brigata partigiana, area bresciana, morto il 12 gennaio 1945 nel lager di Hersbruck in Baviera. Medaglia d’Oro al Valor Militare della Resistenza. Dichiarato beato dalla Chiesa Cattolica.

 

  

Wednesday, May 7, 2025

25 aprile 2025 - 80 anniversario Liberazione

 

Buongiorno, grazie per la vostra presenza. Quest’anno l’Anniversario della Liberazione assume un aspetto particolare, per gli ottanta anni dalla fine della seconda guerra mondiale. Per prima cosa esprimo il cordoglio della sezione per la morte di Papa Francesco, "che colpisce tutti gli uomini di buona volontà. Papa dei poveri, degli esclusi e della Pace contro le diseguaglianze prodotte da una economia feroce che sfrutta il lavoro e depreda l'ambiente, arricchendo pochi potenti che stanno svuotando la democrazia e minacciando la libertà nel mondo. Lascia una eredità morale e dottrinale importante, e una riforma della chiesa cattolica avviata e ancora incompiuta. ANPI saluta un papa resistente, ostinatamente contrario a ogni guerra, a ogni, a ogni violenza, a ogni odio, forte dell'amore e della speranza nell'umanità, cuore del messaggio evangelico".

Oggi vogliamo anche ricordare Ivan Solbiati, sindaco di San Giorgio dal 91 al 93, antifascista da sempre, e vogliamo ricordarlo con le parole che aveva pronunciato il 25 aprile 1993:

 

MATTIA

“Care concittadine, cari concittadini ci troviamo ancora una volta a ricordare una data storica, importantissima e decisiva per ciò che è stato poi, pur tra le contraddizioni dell’azione politica, lo sviluppo democratico, sociale ed economico del nostro paese: il 25 aprile 1945. L’Italia liberata  grazie agli Alleati e ai Partigiani di ogni credo politico, sostenuti dai lavoratori delle grandi industrie del Nord e dall’intero popolo, martoriato dalle sofferenze imposte dall’occupazione nazista e umiliato dalla violenza delle squadracce repubblichine, posero fine alla dittatura fascista e gettarono le basi per una ricostruzione materiale e morale della nostra società, che trovò poi il suo assetto costituzionale nella repubblica democratica fondata sul consenso popolare e sui principi essenziali per una convivenza civile: la libertà, la giustizia, la solidarietà, la pace. Oggi non si tratta solo di celebrare retoricamente quegli avvenimenti, di onorare con parole e riti usuali i Caduti di quella lotta.”

 

Come suggeriva, vogliamo ricordare dopo 80 anni chi, a San Giorgio, si espose in prima persona per ridare a tutti gli italiani, vincitori e vinti, la Dignità, la Libertà, la Pace!  

A tutti gli italiani, perché oggi dobbiamo celebrare tutti la sconfitta del nazifascismo. 

ENEA: Oggi siamo qui per ricordare insieme il 25 aprile, una data importante per l’Italia. Ma cosa significano davvero "Liberazione" e “Resistenza”?

MAYA: Per noi, che abbiamo 13 anni, forse è difficile immaginare cosa volesse dire vivere in un Paese senza libertà. Ma abbiamo provato a pensarci.

ENEA: Significa non poter dire quello che pensi. Avere paura di parlare. Vedere persone portate via solo perché erano diverse o perché avevano un sacco di farina comprato di nascosto. Avere il cibo razionato, fare la fame, mettersi in fila fuori dai negozi sotto la sorveglianza, magari, di un mitra carico a pochi centimetri da te. Le sirene sul tetto della scuola che ti svegliano nel cuore della notte. Vestiti in fretta! E via, fuori nel buio, in bicicletta, verso un buco scavato nelle campagne, il più lontano possibile dalla ferrovia… Camminare per la strada e vedere un piccolo aereo abbassarsi e mitragliare la stazione, la gente che cade a terra ferita, i morti… Sentire gli stivali chiodati marciare per la strada nella notte, guardare di nascosto dalle imposte e vedere persone ammanettate portate via. In lontananza il crepitio degli spari.

MAYA: E poi ci sono state persone che hanno detto "No". Persone che hanno scelto di resistere. Anche se era pericoloso. Anche se avrebbero potuto far finta di niente.

ENEA: Erano giovani, spesso poco più grandi di noi. Hanno lasciato le loro case, le famiglie, la scuola. Perché credevano in qualcosa di più grande: la libertà, la giustizia, la pace.

MAYA: La Resistenza non è stata solo guerra. È stata scelta. Scelta di non voltarsi dall’altra parte. Di proteggere chi era in pericolo. Di lottare per il bene comune.

ENEA: Grazie a loro oggi possiamo parlare liberamente. Possiamo andare a scuola. Possiamo sognare un futuro migliore.

MAYA: Ricordarli è un dovere. Non solo per dire grazie. Ma per non dimenticare che la libertà non è scontata. Va difesa ogni giorno, con le parole, con il rispetto, con il coraggio.                       

Insieme: Viva il 25 aprile. Viva la libertà.

Dopo l’8 settembre 1943 nacquero nelle città, sulle montagne le prime formazioni partigiane, formate da civili e da militari che lasciarono i reparti al fronte e si dispersero, abbandonati dai superiori: chi tornò a casa, chi fu catturato ed inviato nei campi di prigionia e di lavoro, chi si unì alle forze partigiane nei paesi stranier dove si trovava in quel momento.

 

FRANCESCO

Mi chiamo Pino Croci, nel 1944, a 20 anni, svolgevo il servizio militare come marinaio a La Spezia. Il nostro comandante ci disse di scappare perché arrivavano i tedeschi. Con un mio amico tornammo a casa utilizzando mezzi di fortuna. Mio papà, Angelo, che era un esponente del partito clandestino di Giustizia e Libertà, mi nascose nel fienile. Tutte le volte che sentivo arrivare la ronda fascista in cerca di disertori, saltavo nel cortile dietro casa mia. I miei genitori aiutavano giovani partigiani in cerca di un rifugio. Un giorno arrivò un certo Nico, che era scappato dal Niguarda perché ricoverato per la frattura delle gambe. Diventammo amici. Una volta alla settimana mia mamma, Maria Solbiati, andava a Milano per portare delle lettere alla madre di Nico. La sera del 24 aprile Nico mi incaricò di portare un dispaccio a Legnano per un colonnello del CLN. Dissi a mia madre: "Mamma mi prepari la tinozza che quando torno mi faccio un bagno caldo, e mi prepari un bel zabaione". Poi misi nella cintura una vecchia rivoltella di mio nonno, che aveva fatto la guerra d'Indipendenza. Mentre percorrevo in bicicletta la via XX Settembre, che a quel tempo era sterrata e piena di buchi, caddi e dalla pistola partì un colpo: la pallottola mi trapassò l'intestino e i polmoni. L'8 maggio, dopo tredici giorni di agonia, dovetti salutare parenti ed amici.

 

Tra i riconoscimenti ricevuti da Pino, ricordiamo tre medaglie d'oro alla memoria, l'intitolazione della via Pino Croci (ex via 28 Ottobre), la menzione in numerose pubblicazioni sui Martiri della Resistenza; la sua effigie riprodotte su cartoline e lettere in occasione della mostra storico filatelica per il 50° della Liberazione. Tessera ad Honorem ANPI.

 

Dopo l’8 settembre 650mila soldati italiani furono catturati e deportati nei campi di prigionia nazisti, in Italia e all’estero, abbandonati da gran parte degli ufficiali, senza istruzioni. Erano circa trecento i nostri concittadini sui vari fronti di battaglia. Più di cinquanta vennero imprigionati in Germania, altri furono portati dagli alleati in Inghilterra, Francia, Sud Africa.  

 

ALESSANDRO

Furono più di 50 i sangiorgesi deportati nei campi di lavoro. Roberto Albera, Angelo Parini e Ettore Fusè furono dichiarati dispersi. Molti di quelli che tornarono non dissero nulla per molto tempo.

-Mario Morelli: appena giunto al campo, mi promisero che sarei tornato a casa se avessi aderito alla Repubblica Sociale Italiana, ma risposi con un secco NO.

-Mario Corna: A Mauthausen sotto la pioggia e il vento gelido si doveva lavorare tutto il giorno e tutti i giorni con il piccone o con il badile. Poi dovevamo salire 186 scalini ripidi, sconnessi ed irregolari portando sulle spalle i pesanti blocchi di pietre. Alcuni prigionieri, esausti, si lasciavano cadere trascinando tutti i compagni dietro di loro.

-Virginio Zucchetti: All’arrivo ci portarono via tutto, ma non i nostri ricordi."

-Antonio Vignati: Le esperienze vissute in quegli anni sono state certamente un grande insegnamento. Ai giovani, che si apprestano oggi ad affrontare la vita, dico sinceramente di lasciare spazio all'altruismo, al rispetto, all'indulgenza, che sempre ricompensano e soprattutto costituiscono il percorso obbligato verso la pace.”

 

 

 

 

 

 

I partigiani combattenti attivi a San Giorgio non furono molti, ma parecchi cittadini erano antifascisti. La maggior parte di loro lavorava nelle fabbriche e dopo l’8 settembre, iniziarono i sabotaggi alla produzione bellica. Alla sera alcuni venivano convocati in luoghi segreti, senza nemmeno sapere il nome uno dell’altro, ma con nomi di battaglia, per compiere attentati e procurarsi le armi rubate ai tedeschi e ai fascisti, e portarle in montagna, in Val Sesia, in Val d’Ossola: Eugenio Lambertini, Aldo Travaini, Gerolamo Morelli, la famiglia Solbiati (Silvio, Enrico, Giannino), Carlo Girotti, ... Purtroppo un operaio della Franco Tosi, membro della commissione interna, fu arrestato e deportato.

 

CLIO

Guido Vignati (1911) fu catturato nel mese di marzo 1944, ed inviato con il treno partito dal Binario 21 a Mauthausen. Ebbe il numero di matricola 57472, Triangolo Rosso, Deportato Politico. Riuscì a tornare a casa, nonostante fosse stato costretto alla “marcia della morte” da Vienna a Mauthausen, circa 200 chilometri da percorrere a piedi, senza mangiare, bevendo solo l’acqua delle pozzanghere. Una marcia che serviva ai nazisti per impedire ai sovietici e agli anglo-americani di liberare i prigionieri. Io sono stata al Binario 21 con la mia classe, è stata una interessante esperienza, perché abbiamo visto Liliana Segre. All’inizio ho avuto un po’ di paura, perché è un luogo poco illuminato, ma soprattutto perché da lì partivano, oltre ai deportati politici come Guido Vignati, intere famiglie, con bambine della mia età, perseguitati per la loro religione. Come ha detto Primo Levi “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è successo può ritornare!”

  

Ci furono anche i giovani militari sangiorgesi che, all’estero, si unirono ai partigiani locali.

 

GIORGIO

-Giuseppe Mezzenzana, bersagliere, dopo l’8 settembre 1943 a Spalato, si unì ad altri trecento soldati italiani (carabinieri, genieri, bersaglieri), per formare il Battaglione Garibaldi che si unì ai partigiani slavi che combattevano i nazisti e i fascisti, gli ustascia. Molti militari italiani in quei giorni meditarono sugli avvenimenti e percepirono più chiaramente gli inganni e le menzogne loro propinate dal governo fascista italiano attraverso lunghi anni di inutili sofferenze. Decisero di dire un grande e perentorio NO ai tedeschi, scegliendo le sofferenze, piuttosto che la collaborazione con loro e col nazifascismo.

- Giannino Rossi, militare a Cefalonia, è da considerarsi DISPERSO, quale PARTIGIANO, dal 23 settembre 1943 in occasione dei combattimenti contro i tedeschi svoltisi nell'isola di Cefalonia (Grecia), mentre operava con la Divisione "Acqui”.

 

Leggendo i vari racconti dei giovani partigiani viene subito alla mente il dolore che provavano i loro familiari, specialmente le mamme

 

SOFIA

La madre del partigiano di Gianni Rodari

 

Sulla neve bianca bianca

c’è una macchia color vermiglio;

è il sangue, il sangue di mio figlio,

morto per la libertà.

Quando il sole la neve scioglie

un fiore rosso vedi spuntare:

o tu che passi, non lo strappare,

è il fiore della libertà.

Quando scesero i partigiani

a liberare le nostre case,

sui monti azzurri mio figlio rimase

 

a far la guardia alla libertà.

Molto importante fu il ruolo delle donne che affiancarono e aiutarono in città e in montagna le formazioni partigiane. Furono più di 50 mila le donne che parteciparono attivamente alla Resistenza, 35 mila erano le partigiane combattenti, 20 mila quelle di supporto, tante altre, invece, operavano nei Gruppi di difesa della donna (GDD). Ma più del doppio non lo dissero mai. Erano combattenti, mogli, madri, figlie erano le donne della Resistenza italiana, erano staffette partigiane.

 

CHIARA

Le staffette partigiane erano giovani donne e ragazze che svolgevano un ruolo fondamentale nella Resistenza, trasportando messaggi, armi e viveri tra i gruppi partigiani, spesso a rischio della loro stessa vita.

-Lidia Beccaria Rolfi, staffetta partigiana e deportata a Ravensbrück: "Avevamo paura, certo, ma la libertà era più importante."

-Germana Pescini, staffetta partigiana: "Non eravamo eroine, eravamo ragazze che volevano la libertà."

-Teresa Vergalli, staffetta partigiana: "Portavo ordini, messaggi, viveri... ma soprattutto portavo speranza."

-Lisa Foa, staffetta partigiana: "Non c’era tempo per il dubbio, c’era solo la scelta tra libertà e oppressione."

-Piera Pattani, legnanese: “Avevo sedici anni quando, nel 1943, cominciai a collaborare con i partigiani. Il mio primo compito da staffetta fu quello di portare nelle fabbriche i volantini che invitavano i lavoratori a scioperare contro il regime. Ai giovani dico di essere fermi e solidali e di portare avanti le idee con fedeltà ed onestà.”

-Enrica Poretti, sangiorgese: “Erano momenti così, si cercava di aiutare i ragazzi che erano scappati dall'esercito dopo l'8 di settembre: tra questi anche mio fratello.”

Le staffette partigiane hanno rischiato tutto per combattere l’oppressione e tramandano ancora oggi un messaggio di coraggio e resistenza.

 

Dopo il 25 aprile 1945 nelle città del nord Italia il CLN nominò i sindaci che presero il posto dei podestà.

 

ELETTRA

Orazio Peretti (1889), 182° brigata Garibaldi. Apparteneva al partito Giustizia e Libertà e operava con altri concittadini per trovare il nascondiglio ai partigiani ricercati dalle milizie fasciste, come il comandante Pachetti, Nico.

Il Partigiano combattente di Villa Cortese, Riccardo Zerba, lo ricorda nel suo libro biografico: “In carcere feci amicizia con altri che avevano fatto la mia stessa scelta di unirsi alla Resistenza. Fu proprio qui che conobbi Poretti, un socialista che anni dopo sarebbe stato il primo sindaco di San Giorgio, e poi Mario Meraviglia e Giuseppe Libani. Con loro passai quasi un mese e fu proprio a loro che riuscii a superare i momenti più duri della vita in carcere.”

Il 18 maggio 1945 alle ore 15, il Commissario Prefettizio Antonio Colombo consegnò al Sindaco Orazio Peretti gli Uffici e l'Amministrazione Comunale. Peretti restò in carica fino all'elezione del primo sindaco democraticamente scelto dai cittadini sangiorgesi. Dobbiamo alla sua attività di capo dell'amministrazione comunale la ripresa democratica di San Giorgio. La giunta del Sindaco Peretti era composta da: Giovanni Croci (vice Sindaco), Angelo Sironi (Assessore), Emilio Bianchi (Assessore), Mario Meraviglia (Assessore). Supplente: Giacomo Colombo. Segretario comunale: Giacomo Bassi. Uno dei primi provvedimenti fu quello, preso atto delle disposizioni impartite dal Comando Militare Alleato di Magenta, di istituire il Corpo della "Polizia Partigiana, cui affidare la tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, scegliendo gli Agenti tra gli elementi che hanno dimostrato consapevolezza e svolta maggiore attività nei recenti moti di Liberazione".

 

 

 

La situazione nazionale, complicata e difficile, ci impone più di una riflessione. Sono sempre più evidenti i pensieri razzisti, xenofobi e negazionisti, totalmente intolleranti verso i migranti e i diversi, in nome di una non meglio precisata sicurezza sociale. Dobbiamo ricordare che la Costituzione prevede, oltre ai diritti, alcuni doveri, fra i quali primeggia quello della solidarietà. Ai muri ed ai fili spinati, auspicati o realizzati da altri Paesi, dobbiamo sostituire l’uguaglianza e l’accoglienza, con l’umanità e la solidarietà che la Costituzione ci impone. Dobbiamo combattere gli egoismi e i razzismi, che la Resistenza non conobbe e neppure noi vogliamo conoscere, in un Paese che in altri tempi ha superato le difficoltà e la durezza dell’espatrio. I migranti non sono numeri, non sono cose, sono solamente uomini e donne che hanno diritto alla dignità, la stessa citata nell'articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti...”  Chiediamo a chi crede in questi valori, di unirsi e alzare la voce insieme contro questi atteggiamenti. Rifletta la politica, lo faccia il governo con le sue direttive disumane sui soccorsi, sulle Ong, sull’accoglienza diventata un miraggio, sulla deportazione in Albania.

 

VITTORIA

Ecco alcune testimonianze di bambine che hanno affrontato i viaggi sui barconi:

"La mia mamma mi stringeva forte, diceva che non dovevo avere paura, ma il mare era troppo grande."

"Ho visto il cielo diventare nero e le onde salire. Pensavo che non saremmo mai arrivati."

"Mi manca la mia casa. Qui nessuno parla come me."

"Sul barcone c’era tanto freddo. Ho chiuso gli occhi e ho sognato di correre in un prato."

"Mia sorella cantava per non farci sentire la fame."

"Quando ho messo i piedi sulla terraferma, ho sentito che potevo respirare di nuovo."

Sono frasi che evocano paura, speranza e resistenza; purtroppo molte persone giacciono in fondo al mare.

Oggi abbiamo il cuore gravato dal peso della tragedia umana che è la guerra. Una guerra che distrugge e uccide. Le immagini di città prima e dopo l’inizio dei conflitti sono devastanti. Dobbiamo alzarci uniti per opporci con fermezza a ogni forma di guerra. La guerra non è mai la risposta. Non porta soluzioni durature né pace duratura. Al contrario, lascia dietro di sé una scia di distruzione, dolore e sofferenza umana. Abbiamo visto troppe volte come le guerre non solo distruggano le vite di coloro che vi partecipano direttamente, ma colpiscano anche i più vulnerabili: donne, bambini, anziani. Dobbiamo impegnarci per risolvere i conflitti attraverso il dialogo, la diplomazia e la cooperazione internazionale. Invece siamo alla follia. Cessate il fuoco ovunque.

LUCA

-Sadako Sasaki, vittima della bomba atomica di Hiroshima: "Scriverò pace sulle tue ali e tu volerai per il mondo intero."

-Iqbal Masih, bambino pakistano attivista contro il lavoro minorile e la violenza: "I bambini dovrebbero tenere in mano libri e penne, non strumenti di guerra."

-Malala Yousafzai, giovane attivista pakistana per l’educazione: "Con armi si possono uccidere terroristi, ma con l’educazione si può uccidere il terrorismo."

-Bambini siriani rifugiati: "Voglio tornare a scuola, non voglio vedere più bombe."    

-"Sogno un futuro dove non ci siano carri armati, ma solo parchi per giocare."

 

FRANCESCO e DAVIDE

 Ci sono cose da fare ogni giorno: / lavarsi, studiare, giocare,

preparare la tavola a mezzogiorno.
 Ci sono cose da fare di notte: / chiudere gli occhi, dormire,

avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.
 Ci sono cose da non fare mai, /n né di giorno né di notte, /né per mare né per terra:
per esempio la guerra.

CECILIA

"Mi chiamo Amina, ho 9 anni, sono palestinese. Prima avevo una casa, una scuola e tanti sogni. Ora sento solo rumori forti e vedo il cielo diventare rosso. Io non capisco perché i grandi fanno la guerra. Io voglio solo giocare con la mia bambola, andare a scuola con la mia amica Noor, e dormire senza paura. La pace... per me è quando posso abbracciare la mia mamma senza che lei pianga. Perché non possiamo avere tutti la pace?”

 

SARA M.

"Mi chiamo Sofia, ho 10 anni, sono ucraina. Prima il mio mondo era pieno di colori: la mia bici rosa, i fiori del giardino, le risate a scuola. Poi la guerra nera, macerie. Ma io sogno un cielo senza fumo, un mondo dove tutti i bambini, anche quelli lontani, possano disegnare il sole, non i carri armati. La pace è il mio desiderio più grande".

 

Le testimonianze di bambine e bambini che hanno vissuto e vivono le guerre, purtroppo non sono servite a far capire ai governanti che dobbiamo costruire un mondo di pace. Come tutti i movimenti, tutte le persone che ogni giorno manifestano per la fine della guerra. Nemmeno Papa Francesco, riuscì a sedare i venti di guerra.     

 

OSCAR

“Per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra. Ci vuole coraggio per dire sì all'incontro e no allo scontro; sì al dialogo e no alla violenza; sì al negoziato e no alle ostilità; sì al rispetto dei patti e no alle provocazioni; sì alla sincerità e no alla doppiezza. Per tutto questo ci vuole coraggio, grande forza d’animo.”

“A tutti quelli che usano ingiustamente le armi di questo mondo, io lancio un appello: deponete questi strumenti di morte; armatevi piuttosto della giustizia, dell’amore e della misericordia, autentiche garanzie di pace.”

 

NON C’E’ PACE SENZA DISARMO!

Ha urlato Papa Francesco con la poca voce rimasta. Un monito che l’ANPI rimarca con la netta opposizione al piano ReArm Europe. È una decisione presa senza un percorso democratico, che favorisce il ritorno dei nazionalismi. Sarà l’ennesimo regalo all’industria delle armi, aumenterà la tensione internazionale, col rischio sempre maggiore di un devastante conflitto, comporterà tagli pesantissimi alla spesa sociale, attingendo dai fondi per la coesione, in una situazione in cui nel nostro Paese aumentano la povertà e le bollette, diminuiscono i salari, la sanità è al collasso, il lavoro è precario, i morti sul lavoro aumentano, i femminicidi sono un fenomeno criminale da affrontare, anche modificando una cultura che tollera o minimizza la violenza contro le donne.

 

L’Unione Europea, attraverso gli strumenti del negoziato e della diplomazia, deve farsi parte attiva della soluzione del conflitto avviatosi con l’invasione russa dell’Ucraina, dev’essere promotrice di una conferenza internazionale di pace che stabilizzi la reciproca sicurezza dei Paesi europei e della Federazione russa. L’UE deve farsi parte attiva anche per porre immediatamente fine al massacro dei palestinesi di Gaza da parte dell’esercito israeliano.

 

Davanti all’offensiva dei dazi, promossa da Trump, è urgente che l’Unione Europea si doti di una nuova politica di scambi commerciali, industriali, culturali con l’est e il sud del mondo, ispirata ai principi di equità, di coesistenza pacifica, di multipolarismo e rispetto dei diritti fondamentali.

 

L’ANPI, sulla base della visione del Manifesto di Ventotene e dei valori della Costituzione italiana, sostiene l’urgenza di una profonda riforma dell’Unione Europea, valorizzando i principi della pace, della democrazia, del lavoro, di un sostanziale cambiamento del sistema economico sociale che ha portato l’Unione alla pesantissima crisi in corso.

 

 

L’ottantesimo della Liberazione è una grande Festa popolare e nazionale in ricordo di tutte e tutti coloro, Partigiane e partigiani, staffette, donne, lavoratori, deportati, militari, forze dell’ordine, sacerdoti, antifasciste e antifascisti tutti, che hanno sacrificato la loro vita e la loro giovinezza per un paese libero e liberato.

La Costituzione del 1948, da difendere ed applicare, è stato il frutto di questa lotta, un dettato civile che riguarda tutti: libertà, eguaglianza, solidarietà, lavoro, pace, dignità della persona, in una piena democrazia fondata sul pluralismo e sugli equilibri dei poteri.

 

Questo 25 aprile è un appuntamento straordinario per consolidare una insormontabile   e   pacifica   barriera   contro   qualsiasi   attacco   alla democrazia e alle libertà. Sventoliamo insieme le bandiere del Paese migliore, la bandiera della Costituzione antifascista, la bandiera dell’Italia fondata sul lavoro e che ripudia la guerra, la bandiera di coloro dal cui sacrificio sorsero i semi di una nuova Italia. Combattiamo l'ignoranza, l'odio e l'ingiustizia ovunque si presentino. Difendiamo i principi di uguaglianza, solidarietà e dignità per tutti. Cerchiamo la comprensione reciproca, la tolleranza e la solidarietà per costruire un mondo migliore per le generazioni future.

Concludiamo con le parole di Ivan Solbiati:

 

NAREDA

“Dobbiamo ripetere il miracolo realizzato dai nostri padri, madri, nonni e nonne, quando il sentimento di unità nazionale, la passione civica vinsero ogni e qualsiasi difficoltà, costruendo e consegnando alle nuove generazioni quell’Italia moderna che a lungo fu indicata come esempio di grandi conquiste economiche e sociali: quell’Italia che a tutti i costi vogliamo ricostruire”.         

 

VIVA IL 25 APRILE! IN DIFESA DELLA LIBERTA’, DELLA PACE, DELLA COSTITUZIONE!

 

Tessera ad honorem in ricordo di ORAZIO PERETTI, primo sindaco nominato dal CLN dopo la Liberazione.

LIBRO “San Giorgio non dimentica la sua STORIA”

 

Tessera ANPI in ricordo di IVAN SOLBIATI, sindaco dal ‘91 al ’93, figlio di Enrico e nipote di Giannino e Silvio, una famiglia antifascista dagli anni ’40.

LIBRO “75 ANNI ANPI”

 

BELLA CIAO

 

 Sezione “25 aprile”  San Giorgio su Legnano

 

 

 

MESSA

La preghiera del Partigiano del Beato Teresio Olivelli (CLAUDIO)

Signore,

che fra gli uomini drizzasti la tua croce,

segno di contraddizione,

che predicasti e soffristi la rivolta dello spirito

contro le perfidie e gli interessi dei dominanti,

la sordità inerte della massa,

a noi oppressi da un giogo doloroso e crudele

che in noi e prima di noi ha calpestato Te,

fonte di libere vie, dà la forza della ribellione.

Dio, che sei verità e libertà,

facci liberi e intensi,

alita nel nostro proposito,

tendi la nostra volontà,

moltiplica le nostre forze,

vestici della tua armatura.

Noi ti preghiamo, Signore.

Tu che fosti respinto, vituperato, tradito, perseguitato, crocifisso,

nell’ora delle tenebre ci sostenti la tua vittoria:

sii nella indigenza viatico,

nel pericolo sostegno,

conforto nell’amarezza.

Quanto più s’addensa e incupisce l’avversario

facci limpidi e diritti.

Nella tortura serra le nostre labbra.

Spezzaci, non lasciarci piegare.

Se cadremo fa che il nostro sangue

si unisca al Tuo innocente e a quello dei nostri Morti

a crescere al mondo giustizia e carità.

Tu che dicesti "Io sono la resurrezione e la Vita"

rendi nel dolore all’Italia una vita generosa e severa.

Liberaci dalla tentazione degli affetti:

veglia Tu sulle nostre famiglie.

Sui monti ventosi e nelle catacombe della città,

dal fondo delle prigioni, noi Ti preghiamo:

sia in noi la pace che Tu solo sai dare.

Dio della pace e degli eserciti,

Signore che porti la spada e la gioia,

ascolta la preghiera di noi ribelli per amore.