Wednesday, April 27, 2022

25 APRLE 2022.

 

Al mattino alle ore 8.30, la sezione 25 APRILE dell’Anpi di San Giorgio, con la partecipazione del Sindaco Cecchin, ha posato un fiore sulle tombe dei partigiani, degli IMI e una ciotola al cippo per dedicato ai caduti al cimitero.

Alle 9.30 è stata deposta una ciotola floreale al Monumento ai Caduti di tutte le guerre in piazza IV Novembre.

Alle 10.00 sul piazzale ai Caduti della Resistenza è stata deposta l’ultima ciotola al monumento ai Caduti della Resistenza, inaugurato il 25 aprile 1989 dall’allora sindaco Domenico Fera con la presenza dei partigiani sangiorgesi e della zona.

Nel suo discorso il sindaco Walter Cecchin, ha sottolineato che era la sua decima e ultima  celebrazione in veste di primo cittadino, e come per la prima ha voluto leggere la frase di Calamandrei incisa sulla lapide ai piedi del monumento ai Caduti della Resistenza: Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione.“ Cecchin ha ricordato le tremende immagini dell’invasione russa in Ucraina e ha ringraziato i sangiorgesi che hanno contribuito ad inviare materiale di soccorso al popolo ucraino.

 

E’ stata la volta del Presidente della sezione 25 aprile a leggere il suo discorso:

“Autorità civili e militari, cittadine e cittadini, grazie per la vostra presenza. Si celebra oggi il 77° Anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Il 25 Aprile è la Festa della Libertà per tutti gli italiani, sia di chi con le truppe alleate ha liberato la nostra penisola. sia di chi  collaborava con i tedeschi. Donne, uomini, giovani, vecchi, contadini, operai, insegnanti, studenti, sacerdoti, tutti, insieme, uniti, contro il nemico comune. Due mesi fa la Russia di Putin ha invaso il territorio ucraino: dopo la guerra in Jugoslavia di trent’anni fa, un altro conflitto ha rimesso in discussione in Europa la Pace, faticosamente conquistata nel 1945. L’aggressione russa è da condannare senza nessuna remora. Noi siamo dalla parte degli aggrediti, siamo contro gli aggressori. Vedendo le immagini delle vittime e sentendo i nomi delle città ucraine bombardate, non posso non ripensare ai racconti dei nostri concittadini che furono mandati dal regime fascista, male armati e peggio vestiti, sulle terre del Don e del Dniepr, a combattere, con gli alleati tedeschi, contro i popoli sovietici: era l’operazione Barbarossa. Ricordava Virginio Zucchetti, reduce dalla campagna di Russia con i piedi congelati: “La popolazione russa, si è comportata in modo umano e cordiale. Io stesso fui aiutato e massaggiato ai piedi da alcuni di loro. Si era creata fra noi una sorta di amicizia o se non altro di accettazione. Così mal ridotti, pensavamo solo al ritorno e alla possibilità di salvezza. Molti, purtroppo, morirono o furono fatti prigionieri e dichiarati, allora, dispersi". Undici giovani militari sangiorgesi non fecero più ritorno da quel tragico fronte, solo uno fu sepolto nel nostro cimitero: Lazzati Giuseppe, il 23 febbraio 1993, quarant’anni dopo. In questi ultimi anni ho voluto con le mie ricerche dare un volto, una storia ai nomi scolpiti sulle lapidi dei caduti di San Giorgio e ricordare tutti i giovani militari inviati in guerra, per lasciare ai posteri la memoria di quello che è stato, perché non si ripeta MAI PIU’!  Furono più di trecento i sangiorgesi mandati sui vari fronti: Unione Sovietica, Francia, Jugoslavia, Albania, Grecia, Libia, Eritrea. Quasi il 10% della popolazione di allora. Dopo l’8 settembre 1943, più di cinquanta giovani concittadini furono deportati nei campi di prigionia e di lavoro in Germania: fra loro Vignati Antonio, Morelli Mario, Virginio Zucchetti e Colombo Pietro, insigniti di medaglia d’onore degli IMI. Rifiutarono di tornare a combattere per la Repubblica di Salò! Più di trenta militari sangiorgesi furono internati nei campi di prigionia alleati in Africa, in Inghilterra. Altri tornarono a casa, ma dovettero nascondersi presso le proprie famiglie in rifugi di fortuna o fare una vita da “sbandati”; alcuni si aggregarono alle Brigate Partigiane. Quarantatré giovani sangiorgesi non fecero più ritorno, dispersi o deceduti, lasciando le famiglie nella disperazione, Chiappa Mario vide per l’ultima volta il figlio Achille che aveva solo sette mesi. La seconda guerra mondiale colpì pesantemente anche il nostro territorio. Ai Partigiani dobbiamo la nostra gratitudine, perché la Libertà, la Democrazia, la Pace non ci è stata regalata. E’ stata una lunga lotta che, sotto la spinta degli uomini e delle donne della Resistenza, trovò quel consenso popolare per liberare il nostro Paese dalla lunga notte del fascismo. Non dobbiamo mai dimenticarlo.

Dopo due anni dominati dalla pandemia l’Italia non ha ancora rialzato la testa.E’ cresciuta la povertà con la distruzione di posti di lavoro e la crescita di una diffusa precarietà! Bollette di gas ed energia triplicate. Fatica a partire un piano energetico alternativo al gas russo. Inflazione al 6.5%. Stime di crescita dimezzate. Miseri rimborsi a chi investe sul suo lavoro. 5,6 milioni di persone, 2,2 milioni di famiglie, vivono in povertà assoluta e altrettante in povertà relativa. La pandemia ha dimostrato che serve una riforma strutturale del servizio sanitario, della scuola. Nonostante questa situazione l’annuncio di Draghi di portare le spese militari al due per cento. Nell’enciclica «Fratelli tutti» del 2020 Papa Francesco ha proposto di usare il denaro che si impiega nelle armi e in altre spese militari per costituire un Fondo mondiale destinato a eliminare finalmente la fame e a favorire lo sviluppo dei Paesi più poveri, così che i loro abitanti non ricorrano a soluzioni violente o ingannevoli e non siano costretti ad abbandonare i loro Paesi per cercare una vita più dignitosa. Pochi giorni fa il Papa lo ha ribadito: “Rinnovo questa proposta anche oggi, soprattutto oggi. Perché la guerra va fermata, perché le guerre vanno fermate e si fermeranno soltanto se noi smetteremo di alimentarle.“ L’odio, prima che sia troppo tardi, va estirpato dai cuori. E per farlo c’è bisogno di dialogo, di negoziato, di ascolto, di capacità e di creatività diplomatica, di politica lungimirante capace di costruire un nuovo sistema di convivenza che non sia più basato sulle armi, sulla potenza delle armi, sulla deterrenza. Ogni guerra rappresenta non soltanto una sconfitta della politica, ma anche una resa vergognosa di fronte alle forze del male. Dobbiamo fare di tutto, il possibile e l’impossibile, per fermare la guerra, per fermare le guerre: mai più una guerra. Dobbiamo impegnarci a costruire un mondo che sia più pacifico perché più giusto, dove a trionfare sia la pace, non la follia della guerra; la giustizia e non l’ingiustizia della guerra; il perdono reciproco e non l’odio che divide e che ci fa vedere nell’altro, nel diverso da noi, un nemico. Deve essere un 25 aprile di memoria della Liberazione e di impegno per la Pace. Il prossimo 12 giugno ci saranno le elezioni comunali. Ringrazio il sindaco Walter Cecchin per i 10 anni di celebrazioni del 25 aprile, vissute davanti a questo monumento. Vorrei ricordare due eventi importanti che abbiamo realizzato insieme: la Targa in ricordo della Famiglia Contente, la piazza Falcone e Borsellino. Viva l’Italia, viva la Repubblica, viva la Democrazia, viva la Libertà: vogliamo la PACE!!!!”

 

La sezione ANPI 25 APRILE ha consegnato alla moglie Colombo Maria Adele, presente con i figli, la tessera 2022 ad Honorem destinata al ricordo di Rino Rondanini, un ragazzo per la Libertà. Rino aveva un fratello del 1923, bersagliere sul fronte dalmata, che dopo l'8 settembre 1943 fu internato con altri commilitoni del suo reparto a Dortmund in Germania. Venne trasferito a Ghevester a fine 1944 e infine a Menden. Rimpatriato il 16 agosto 1945. Mattia, studente di terza media, ha letto il racconto di Rino:

“Mi chiamo Rondanini Rino, nel mese di aprile del 1945, avevo 13 anni.

Un partigiano sapeva che a Villa Cortese, in un porticato della scuola Ferrazzi, al quale si poteva accedere attraverso i cortili, era stato nascosto un mortaio (come quello che ora è in piazza, di fronte alla chiesa di Villa Cortese). Io e con altri cinque ragazzi aiutammo il partigiano a trasportare il mortaio: con una corda lunga 10 metri, tre da una parte e tre dall'altra, lo trascinammo da Villa Cortese a Busto Garolfo e poi fino a Inveruno. Lasciammo il mortaio a un gruppetto di partigiani che erano situati non molto distanti dalla chiesa: doveva servire per colpire il campanile sul quale era appostata una vedetta tedesca con l'ordine di controllare il territorio, in quanto di lì a poco sarebbe transitata una colonna militare tedesca (la Stamm) proveniente da Milano. Non appena consegnammo il mortaio ci allontanammo. Dopo qualche giorno venni a sapere che il campanile fu distrutto insieme al soldato tedesco di sentinella e che il mortaio fu riportato a Villa Cortese.

Mi ricordo anche un altro episodio in cui ho avuto paura. Ero incaricato di portare il cibo a dei giovani militari che si erano nascosti nei boschi intorno a San Giorgio. Mentre ero su una vicinale mi imbattei in una pattuglia nazista. Mi chiesero cosa avessi nel sacchetto e dove stessi andando. Vidi in un campo un contadino che stava zappando e risposi che stavo portando il pranzo a mio nonno, e lo chiamai: "Nonno, nonno, arrivo!" Il contadino capì la situazione e rispose "Vieni, vieni!". I militari mi lasciarono andare, ma io passai un brutto momento!”

Accompagnati dalla maestra Prandoni Maria Angela, alcune alunne e alunni di quinta elementare hanno letto poesie e brani dedicati alla Resistenza e alla Pace.



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