25 aprile 2026 - 81° Liberazione.
Dopo il discorso del Sindaco
Claudio Ruggeri
(Sofia)
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GENONI LUIGI brigata "Alfredo di Dio" – Giustizia e Libertà Luigi, fu arrestato
l'antivigilia di Natale del 1944, con Mario Meraviglia e Orazio Peretti a
causa di una soffiata. |
Furono portati prima a Parabiago (brigata Muti), dove vennero torturati, poi nelle carceri di Legnano e infine a San Vittore, dove incontrarono Riccardo Zerba, partigiano di Villa Cortese, anche lui recluso. Furono picchiati duramente dai fascisti per cercare di carpire informazioni sul movimento antifascista della zona. Dopo 45 giorni furono rilasciati senza aver ottenuto nessuna notizia. A Liberazione avvenuta, quando vennero catturati a Parabiago gli autori delle torture, Luigi si rifiutò di vendicarsi personalmente, ma preferì che fossero processati: i torturatori furono condannati a 16 anni di carcere. Uno di questi, era di Firenze quando uscì dalla prigione per continuare ad esercitare la professione di medico, chiese a Luigi e agli altri seviziati il perdono, che gli fu concesso. Così racconta il figlio Aldo: "Non conosco molto delle attività di mio padre durante la Resistenza, le poche cose che so le ho sentite nel suo negozio di barbiere, quando ne parlava con gli amici. La sua famiglia si occupava di nascondere e curare i feriti che venivano portati dalla Val d'Ossola. Con la famiglia di Pino Croci erano i punti di riferimento sicuri. Con orgoglio posso affermare che mio padre Luigi fu un antifascista sin dagli anni ’30.”
La sezione ANPI “25 aprile” consegna ai
familiari di Luigi la
TESSERA AD HONOREM
Buongiorno a tutti i presenti, cittadine e cittadini, autorità, rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni, delle scuole. Oggi ci ritroviamo insieme per celebrare il 25 aprile, 81^ Festa della Liberazione. Una data importante della nostra Repubblica, un momento in cui la memoria si fa responsabilità collettiva. Il 25 aprile è prima di tutto la scelta di un popolo che decise di rialzarsi, di riconquistare la propria dignità, di tornare libero.
(Alessandro)
Il 25 aprile 1945 terminò in Italia la Seconda guerra mondiale grazie all'insurrezione popolare e alle formazioni partigiane, con il fondamentale supporto degli Alleati. Anche a San Giorgio su Legnano e paesi limitrofi si festeggiò questo lieto evento, atteso da anni. Ripercorriamo gli avvenimenti degli ultimi mesi di guerra. Nell'inverno 1944 a Legnano e dintorni, la Resistenza diventò un fatto unitario di massa: si pregustava la fine di un incubo, la cittadinanza era pronta. In montagna i partigiani si organizzarono sempre più, tanto che ad un proclama del generale Alexander, risposero: "...noi restiamo al nostro posto. I piani non cambiano". Incominciarono i sabotaggi alle linee ferroviarie: sulla Milano Varese presso Castellanza e a Rescaldina sulla Nord.
(Francesco)
A mezzogiorno del 24 aprile recapitarono un preallarme ad un gruppo di partigiani della "Carroccio", riuniti in casa di Don Carlo Riva, all'oratorio San Domenico. I comandanti si consultarono: "Ormai siamo pronti, non ci si ferma più". Fu così che, con un giorno di anticipo rispetto alle altre città della provincia di Milano, iniziò l'insurrezione armata delle formazioni partigiane legnanesi appartenenti alla 101^ e 182^Brigata Garibaldi e alla Brigata Carroccio della Divisione Alfredo di Dio.
(Gabriel)
Alla sera del 24 aprile venne sferrato l'attacco, quasi contemporaneamente, al Comando tedesco dislocato tra Parabiago e Canegrate e alla caserma di via Cadorna. La reazione dei tedeschi fu rabbiosa, ma gli insorti non mollarono. All'alba del 25 aprile i presidi fascisti in città furono attaccati con l'appoggio della popolazione e di rinforzi partigiani arrivati dalla caserma della Canazza. Alle 10 si tentò di penetrare con le armi in pugno a Palazzo Malinverni, dove aveva sede l'ufficio di Pubblica Sicurezza, che venne conquistato. Grazie ai partigiani che ci hanno liberato.
Alla Resistenza parteciparono donne e uomini, giovani e anziani, militari e civili, operai, contadini, intellettuali. Persone diverse per storia e idee, ma unite da un obiettivo comune: porre fine alla dittatura fascista e costruire un Paese fondato sulla libertà, sulla giustizia, sulla democrazia, sulla pace. Vi furono giovani che, per non aderire alla Repubblica di Salò, passarono con le formazioni partigiane, altri che fecero parte del C.L.N.: tutti rischiarono nel caso fossero stati scoperti di subire maltrattamenti o di essere imprigionati. Non dimentichiamo i partigiani all’estero, i prigionieri degli alleati, gli IMI internati nei campi di lavoro in Germania. A Mauthausen gli ultimi sopravvissuti, dopo essere stati liberati, fecero un giuramento.
(Giorgio)
IL GIURAMENTO DI MAUTHAUSEN
«Si aprono le porte di uno dei campi peggiori e più insanguinati: quello di Mauthausen. Stiamo per ritornare nei nostri paesi liberati dal fascismo, sparsi in tutte le direzioni. I detenuti liberi, ancora ieri minacciati di morte dalle mani dei boia della bestia nazista, ringraziano dal più profondo del loro cuore per l’avvenuta liberazione le vittoriose nazioni alleate, e salutano tutti i popoli con il grido della libertà riconquistata. La permanenza nel campo ha rafforzato in noi la consapevolezza del valore della fratellanza tra i popoli. «Fedeli a questi ideali giuriamo di continuare a combattere, solidali e uniti, contro l’imperialismo e contro l’istigazione tra i popoli. Così come con gli sforzi comuni di tutti i popoli il mondo ha saputo liberarsi dalla minaccia della prepotenza hitleriana, dobbiamo considerare la libertà conseguita con la lotta come un bene comune di tutti i popoli. La pace e la libertà sono garanti della felicità dei popoli, e la ricostruzione del mondo su nuove basi di giustizia sociale e nazionale è la sola via per la collaborazione pacifica tra stati e popoli. «Nel ricordo del sangue versato, nel ricordo dei milioni di fratelli assassinati dal nazifascismo, giuriamo di non abbandonare mai questa strada. Vogliamo erigere il più bel monumento che si possa dedicare ai soldati caduti per la libertà sulle basi sicure della comunità internazionale: il mondo degli uomini liberi! «Ci rivolgiamo al mondo intero, gridando: aiutateci in questa opera! «Evviva la solidarietà internazionale! «Evviva la libertà!»
La libertà non è mai definitiva. È una conquista quotidiana. La Libertà è come l’aria ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.
(Luca)
La libertà di Maria
Ruggi
La libertà è un dono prezioso,
risplende nel cammino virtuoso
delle idee che volano senza confini
tra le donne, le terre e i bambini.
La libertà è uno
zampillo di speranza,
la fiducia nel domani che avanza,
dove ciascuno ha voce per parlare,
dove ognuno è libero di partecipare.
La libertà è nel
rispetto delle opinioni,
nei sogni degli uomini di tutte le nazioni.
È nel cerchio limpido della luce
che i fili dell’umanità insieme cuce.
(Emma)
Viva la libertà
di Gianni Rodari
Viva la primavera
che viaggia liberamente
di frontiera in frontiera
senza passaporto,
con un seguito di primule,
mughetti e ciclamini
che attraversando i confini
cambiano nome come
passeggeri clandestini.
Tutti i fiori del mondo son fratelli.
È dalla lotta partigiana nasce la nostra Costituzione. Una Costituzione antifascista, che non è solo un insieme di regole, ma un progetto di società. Un patto tra cittadini che afferma il valore della persona, il rifiuto della violenza e della sopraffazione, la centralità dei diritti e dei doveri. Una costituzione scritta dagli italiani, senza le imposizioni di chi aveva vinto la guerra, e grazie al sacrificio dei partigiani e dei tanti che li hanno aiutati.
La Costituzione è come
un albero
(Gabriel)
La Costituzione è come
un albero
Che ha vissuto tante
stagioni
I suoi fiori sono
sempre freschi
E donano tante emozioni
(Michele)
Sono regole per stare
insieme
Con Uguaglianza e
Dignità
Da ogni fiore nasce un
seme
Per la nostra Libertà
(Giulio)
È un albero che ha una
storia
Bella come una poesia
Da ricordare a memoria
Ovunque tu sia
Come ANPI, sentiamo il dovere non solo di custodire questa memoria, ma di renderla viva e attuale. Perché il rischio più grande, oggi, non è solo il ritorno di ideologie che pensavamo sconfitte, ma l’indifferenza, l’erosione lenta dei valori democratici, il venir meno della partecipazione, la perdita del senso critico. Ricordare la Resistenza significa interrogarsi sul presente: sulle disuguaglianze che ancora attraversano la nostra società, sulle nuove forme di esclusione, sulle parole d’odio che riemergono, sui diritti che vanno difesi e ampliati. Significa anche educare le nuove generazioni, significa trasmettere non solo i fatti, ma il senso profondo di quella scelta: stare dalla parte della libertà, sempre. Anche quando è difficile, anche quando comporta responsabilità. In un tempo in cui tutto sembra veloce e fragile, il 25 aprile ci richiama a ciò che resta essenziale: la dignità umana, la solidarietà, la pace. Ma proprio per questo non possiamo permetterci il lusso dell’ipocrisia. Mentre celebriamo la Liberazione, nel mondo la guerra è viva, concreta, feroce. Ci sono popoli che oggi vivono ciò che l’Italia ha conosciuto più di ottant’anni fa: bombe, distruzione, paura. Morte dei più fragili. E davanti a questo non basta commuoversi. Non basta dire “mai più” se poi si accetta, si giustifica o si ignora. Il disordine internazionale, le guerre in corso, non sono fatalità: sono responsabilità. Di chi le combatte, di chi le alimenta, e anche di chi sceglie di voltarsi dall’altra parte. Il tema della Pace è sempre al primo posto nelle nuove generazioni.
(Mattia)
La Pace che vorrei va oltre il silenzio delle armi.
Spesso, quando si parla di pace, sembra di discutere di un concetto astratto, una parola che sta bene ovunque ma non pesa nulla. Io, però, la pace non la vedo più come l’assenza di guerra nei libri di storia. La vedo come una necessità urgente, una condizione di esistenza che stiamo rischiando di perdere. La pace che vorrei quindi non è semplicemente il silenzio dei cannoni. La pace che immagino io è attiva, non è sedersi e aspettare che nessuno attacchi nessuno. Per me, pace significa vivere in un mondo dove il futuro non sia visto come una minaccia costante. Significa una società dove il posto in cui nasci non decida a priori dove puoi arrivare. Significa la capacità di litigare, discutere e avere idee proprie e opposte senza che questo sfoci nell'odio. La pace che vorrei parte da un cambio di priorità. È un’utopia chiedere di investire più sui giovani che in un missile o è pura logica di sopravvivenza? La pace che vorrei è quella che si respira nelle nostre città: dove non devi aver paura della diversità, dove il "diverso" è solo un’altra sfumatura della realtà e non un bersaglio. È una pace che combatte l'indifferenza, perché credo che il vero nemico non sia solo chi preme un grilletto, ma chi si volta dall’altra parte davanti a una richiesta di aiuto. Io non posso fermare i conflitti globali ma posso pretendere e impegnarmi quotidianamente per costruire una pace che sia coerenza. Coerenza tra le parole che usiamo e i gesti che compiamo. Vorrei una pace che non sia un intervallo tra due guerre, ma uno stile di vita permanente: quello di chi ha capito che siamo tutti sulla stessa barca e che danneggiare quella dell'altro non farà galleggiare meglio la nostra.
Ci
siamo domandati: può esistere al mondo un luogo dove possono convivere famiglie
di nazionalità e religione diversa, dove arabi e palestinesi vivono in pace?
(Vittoria)
“Nell’ottobre 2025 la nostra scuola Gianni Rodari ha inaugurato la "panchina della pace”, con il gemellaggio con la scuola Wahat al-Salam – Neve Shalom, situata in Israele. Nel villaggio, ha spiegato Giulia Ceccutti, referente italiana, convivono ebrei e palestinesi in pace e sono tutti aperti a conoscere la cultura dell’altro. Non esistono luoghi di culto separati, ma un unico spazio di raccoglimento, aperto a tutti, dove ogni fede può essere vissuta in silenzio, come gesto di rispetto e spiritualità condivisa.
(Sara)
L’esperienza di Wahat al-Salam non si ferma ai bambini: nel villaggio è attiva anche una Scuola per la Pace dedicata agli adulti, per promuovere il dialogo tra culture e religioni. In queste scuole si uniscono due culture: dalla lingua alle festività, perché si celebrano quelle ebraiche, arabe e cristiane. Si spiega ai bambini il significato di ciascuna. Serve a far capire che le persone vanno conosciute come persone, senza differenze.
(Silvia)
Il villaggio si trova in Israele e accoglie famiglie arabe ed ebree che scelgono consapevolmente di vivere insieme, condividendo ogni giorno valori di rispetto e ascolto e convivenza. Proprio lì crescono insieme i propri figli, condividendo insegnamenti, lingua e valori comuni. Un esempio concreto di rispetto reciproco: un villaggio dove la pace si costruisce ogni giorno.”
(Cecilia)
UNA PIUMA BIANCA
una piuma ho trovato:
chissà quanto avrai
viaggiato?
avrai visto fiumi e
terre
case, strade, anche
guerre.
ma tu non ti sei sporcata
tu sei bianca e
delicata
sembri quasi
sussurrare:
“tu non smetter di
sognare un domani senza guerra
che sia pace sulla
terra”
di Francesca Terzi
Sono 56 i conflitti in questo momento nel mondo, dopo l’Ucraina e Gaza la guerra ha toccato pesantemente anche il Libano e l’Iran. Shirin Eghbal, nata e cresciuta a Teheran, laureata in Arte, ora pittrice, cittadina italiana da 24 anni, ha scritto questa implorazione.
(Chiara)
Agli italiani, e a chi
oggi governa, capisco la vostra rabbia.
Capisco il peso del caro energia, del carburante che
aumenta, di una guerra che sembra lontana ma entra ogni giorno nelle
vostre vite.
Ma questa guerra… non è solo numeri, non è solo
prezzi.
È il mio paese.
Una terra antica che sta venendo distrutta.
Non esiste nessuna giustificazione per colpire ospedali,
scuole, università, ponti, siti storici, e infrastrutture che tengono in
vita un popolo.
Questa non è difesa.
Questa è distruzione.
E quello che fa più male è il silenzio.
Non vedo leader europei davvero impegnati a fermare questa
guerra.
Ogni giorno sentiamo minacce, tensioni, escalation… ma
dov’è la volontà di pace?
(Clio)
E mentre si cercano soluzioni energetiche rivolgendosi ad
altri paesi, anche loro segnati da dittature, la pace sembra sempre
più lontana.
Io non vi chiedo di scegliere una parte
politica.
Vi chiedo di scegliere l’umanità.
Perché nessun costo dell’energia vale quanto una vita
umana.
E nessuna guerra senza giustificazione dovrebbe essere
accettata in silenzio.
Guardate davvero cosa sta succedendo.
Ascoltate chi sta perdendo tutto.
E chiedete pace.
Con forza.
Prima che sia troppo tardi.
Il 25 aprile non è una celebrazione neutrale. È una linea di confine. Da una parte c’è chi difende la pace, la libertà, la dignità umana. Dall’altra c’è chi le calpesta, con le armi, con il silenzio, con l’indifferenza. E allora la domanda è semplice, e non ammette ambiguità: da che parte stiamo? Per questo oggi non celebriamo solo il passato. Rinnoviamo un impegno. Un impegno che si esprime anche nelle scelte democratiche del presente, nel difendere la dignità umana, la solidarietà, la pace. Un impegno a essere cittadini consapevoli. A difendere la democrazia. A non dimenticare. Perché senza memoria non c’è futuro. In questo senso, la vittoria del “NO” al referendum sulla giustizia rappresenta un segnale importante di partecipazione e di validità democratica: la conferma che i cittadini, soprattutto i più giovani. vogliono essere protagonisti, consapevoli del valore delle istituzioni e della complessità delle riforme. E mentre ricordiamo questo percorso, guardiamo anche a un traguardo significativo: gli ottant’anni della Repubblica italiana, un’occasione che ci richiama ancora una volta al dovere di custodire e rinnovare ogni giorno i valori su cui è fondata.
(Elettra)
La storia del voto
femminile, in Italia e non solo, è un autentico percorso ad ostacoli,
lastricato da secoli di pregiudizi, repressioni, violenze e ingiustizie. In
breve, il vero grande problema è stato il riconoscimento dell’uguaglianza tra
uomini e donne, da sempre considerate inferiori, fisicamente e
intellettualmente, esseri privi di moralità e di capacità di discernimento,
tanto da dover essere sottoposte alla tutela maschile. In Italia ci arriviamo
tardi: è il mese di febbraio del 1945, quando con il Decreto Luogotenenziale n.
23 viene garantito il suffragio universale, grazie a cui tutti i cittadini
italiani maggiorenni avrebbero potuto votare. Due sono gli appuntamenti che
attendono le donne: le amministrative del 1946 e, sempre in quell’anno, il referendum
per la scelta tra monarchia e repubblica e, contemporaneamente, l’elezione dei
membri dell’Assemblea Costituente. Gli uomini e le donne che sono andati
comporre l’Assemblea appartenevano a tutti i partiti, avevano idee diverse tra
di loro ma un unico intento: non solo far ripartire il nostro Paese dopo un
ventennio di dittatura e una guerra mondiale, ma anche scrivere la
Costituzione, avevano cioè il compito di stabilire i valori e le regole per
tutti i cittadini italiani. Vi sto raccontando fatti che tutti ben conoscete
perché da non molto siamo stati chiamati ad esprimere la nostra opinione non
semplicemente su una riforma della giustizia, ma, a cascata, anche sulla
modifica di ben 7 articoli della Costituzione. Che problema c’è? potrebbe chiedersi
qualcuno…abbiamo l’articolo 138 che ci dice che la Costituzione può essere
modificata, perché non è una fotografia ma un’immagine in continuo movimento.
Queste modifiche, tuttavia, non possono essere decise unilateralmente ma devono
essere condivise, così come lo è stato ogni articolo della Costituzione. Voglio
insistere su un dato di questo referendum: a votare per mantenere la
Costituzione così com’è siamo stati soprattutto noi giovani, qualcuno anche al
suo primo voto, stati noi, nipoti e pronipoti dei padri e delle madri
costituenti a volere fermante il mantenimento della nostra carta
costituzionale, così come era stata pensata e voluta. La Costituzione non è
semplicemente un elenco di diritti e doveri, ma è anche e soprattutto il
desiderio di un Paese più giusto, in cui siamo liberi di poter pensare,
esprimerci e crescere tutti con uguali opportunità. Ricordiamoci che proprio il
principio di libertà che anima la nostra Costituzione è stato conquistato con
il sacrificio di uomini e donne durante la Resistenza, la nostra Carta
Costituente è l’insegnamento che resta di una generazione che ha resistito e
combattuto per difendere anche la mia libertà. Grazie a tutti i padri e le
madri costituenti.
Viva il 25 aprile, viva
la Resistenza, viva la Costituzione.
LA PREGHIERA DEL
PARTIGIANO
SIGNORE
FACCI LIBERI
Signore,
che fra gli uomini drizzasti la TUA
croce
segno di contraddizione,
che predicasti giustizia e carità
e soffristi per la perfidia dei
dominanti
e la sordità inerte della massa,
a noi oppressi da un giogo e crudele,
che in noi e prima di noi ha calpestato
TE,
fonte di libere vite,
dà la forza della ribellione.
DIO che sei Verità e Libertà, facci
liberi,
sorreggi il nostro proposito,
tendi la nostra volontà,
moltiplica le nostre forze,
vestici della TUA armatura.
Noi ti preghiamo, Signore.
Tu che fosti respinto, tradito,
perseguitato, crocefisso,
nell’ora delle tenebre ci sostenti la
TUA vittoria:
sii nell'indigenza viatico, nel pericolo
sostegno,
conforto nell'amarezza.
Nella tortura serra le nostre labbra.
Se cadremo, fa’ che il nostro sangue si unisca
al TUO innocente e a quello dei nostri
Morti
ed accresca nel mondo giustizia e
carità.
TU che dicesti: "Io sono la
resurrezione e la vita"
rendi nel dolore all'Italia
una vita generosa e severa.
Veglia TU sulle nostre famiglie.
Sui monti ventosi e nelle catacombe
delle città,
dal fondo delle prigioni,
noi Ti preghiamo:
sia in noi la pace che Tu solo sai dare.
Dio della pace e degli eserciti,
Signore che porti la spada e la gioia,
ascolta la preghiera di noi ribelli per
amore.
Amen.
di TERESIO OLIVELLI, classe 1916, comandante di Brigata partigiana, area bresciana, morto il 12 gennaio 1945 nel lager di Hersbruck in Baviera. Medaglia d’Oro al Valor Militare della Resistenza. Dichiarato beato dalla Chiesa Cattolica.

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